Il progetto MARENOSTRUM si propone di spaziare fra le varie etnie del globo, operazione permessa all'uomo moderno dall'evoluzione tecnico-scientifica e dal conseguente aumento della comunicazione. Lo scambio tra le culture è un processo ormai quasi forzato dalla massiccia azione dei mass-media, nonché dall'effetto dell'emigrazione dal sud del mondo verso i paesi occidentali e dai sempre crescenti flussi turistici, in direzione invariabilmente opposta.
D'altra parte il Mediterraneo - Mare Nostrum - è un antichissimo bacino di contaminazione in quanto mare caldo e navigabile anche con i mezzi più primitivi, dove nei millenni le distanze tra nord e sud sono state coperte da popoli con culture antiche, radicate e differentissime.
La Sardegna, data la sua posizione geografica, è sempre stata approdo di chiunque andasse per mare e forse anche da parte di chi, finito in acqua durante una tempesta, si fosse aggrappato a una tavola andando alla deriva.
San Pietro, poco più che uno “scoglio” all'estremità sudoccidentale della Sardegna, è abitata dal 1738 dai discendenti di un gruppo di liguri provenienti dall'isola di Tabarka in Tunisia, dove si erano trasferiti 200 anni prima. Il nuovo paese, battezzato Carloforte, vide aumentare la sua popolazione con l'apporto di una nutrita comunità di pescatori campani e, in seguito, con l'arrivo dei dirimpettai del Sulcis, che, guarda caso, vengono chiamati “maureddus”, da “mori”, cioè arabi. Ed è su quest'isola che da adolescente, ascoltavo Radio Tunisi, con grande curiosità, ma anche con piacere (figuratevi che era diventata la colonna sonora delle mie notti!!!).